28 ottobre 1977: Caballè e Pavarotti debuttano in Turandot

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steccanella
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28 ottobre 1977: Caballè e Pavarotti debuttano in Turandot

Messaggio da steccanella » 29 ott 2020 11:14

43 anni fa (29 ottobre 1977) al War Memorial Opera House di San Francisco Montserrat Caballé e Luciano Pavarotti, diretti da un 24enne Riccardo Chailly, facevano il loro debutto in Turandot di Giacomo Puccini. Pavarotti, che nel 1972 aveva inciso l’opera nella sontuosa edizione Decca diretta da Zubin Metha con Joan Sutherland (in cui la Caballé cantava Liù), si limiterà in seguito a fare dell’aria del 3° atto Nessun dorma il proprio cavallo di battaglia. La Caballé, che nel maggio dell’anno prima aveva dato forfait alla prima scaligera del nuovo allestimento per il 50enario dell’opera (dopo avere cantato alla generale), e che l’aveva appena incisa ad agosto per la EMI in una mediocre edizione diretta da Lombard, canterà in seguito più volte il ruolo della principessa di gelo, ed esiste il video di una sua bellissima esibizione nel maggio del 1981 al Palais Garnier di Parigi diretta da Seij Ozawa. Turandot, ad onta di una scrittura vocale sulla carta poco adatta al timbro angelicato del soprano catalano, si rivelerà un’altra grande conquista della sua intelligenza artistica, perché conscia dei propri limiti “drammatici” si inventò un modo per rendere secondo le proprie qualità vocali l’effetto voluto da Puccini. Dopo il silenzio orchestrale al termine della prima declamazione dell’invettiva Quel grido e quella morte, quando riparte la stupenda melodia del ricordo, la Caballé assottigliava di improvviso la nota della ripresa discendente in legato di e quella morte anticipando, con un superbo utilizzo della dinamica sfumata, l'effetto eco per raccogliersi in lirico ripiegamento. E fu l’ennesimo l'esempio di come una vera fuoriclasse sappia adattare qualsiasi partitura alle proprie peculiarità rispettandone il senso e senza tradire l’espressività prevista dall'autore. Sutherland e Caballè erano due fuoriclasse e le loro splendide, seppur diverse, Turandot lo hanno dimostrato.


Elfo Catalano

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UltrasFolgoreVerano
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Re: 28 ottobre 1977: Caballè e Pavarotti debuttano in Turandot

Messaggio da UltrasFolgoreVerano » 29 ott 2020 14:39

Che non sono sutherlandiano, lo sanno pure i sassi, anche se ultimamente mi son dovuto ricredere su certe incisioni del soprano australiano. Però una principessa di gelo, nel vero senso letterale del termine, difficilmente l’ho riscontrata come nella Sutherland, anche quando non sopportavo nemmeno una nota emessa dalla Joan.

Sulla grandezza della Caballe’ mi dissocio totalmente. Grande cantante ma di certa non verrà ricordata per la sua Turandot.

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Tebaldiano
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Re: 28 ottobre 1977: Caballè e Pavarotti debuttano in Turandot

Messaggio da Tebaldiano » 30 ott 2020 01:56

Bisogna sempre ascoltare senza pregiudizi, anche se questi possono avere motivazioni solide. Tra l’altro una delle regole che si ritengono quasi sempre valide riguardo alle voci è che queste, quando inizia il declino, debbano sempre e solo declinare progressivamente.
Invece il canto non è una scienza esatta e qualche volta riserva sorprese.
L’ascolto della mediocre edizione EMI e della non più che discreta edizione dal vivo del 1977 (storica per i due debutti, ma non storica per quanto si ascolta) mi faceva partire non tanto ben disposto ad ascoltare l’edizione del 1981 di cui esiste anche un video di qualità sonora buona e di immagini sfocate ma quantomeno accettabili. Tanto più che erano già iniziati gli anni 80 e in quegli anni di buono della Caballé ricordavo solo alcuni concerti e una Salome, effettivamente ancora notevoli.
Invece quell’edizione rappresenta un piccolo miracolo, anche vocale, ed è forse il maggior risultato raggiunto dalla Caballé in quei ruoli sulla carta non suoi ma che volle comunque cantare.
Mi viene da pensare che una parte non indifferente del merito spetti alla direzione di Ozawa e anche a quante altre dive abbiano dato il loro massimo quando sul podio c’erano i grandi della bacchetta anziché direttori mariti, battisolfa, mediocri o accondiscendenti.
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il_bonazzo
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Re: 28 ottobre 1977: Caballè e Pavarotti debuttano in Turandot

Messaggio da il_bonazzo » 30 ott 2020 10:08

Comunque Pavarotti ha ricantato Turandot almeno in un'altra serie di recite, al Met nel 1997 con Jane Eaglen.
"Spengi quella telecamera! Spengila, t'ho detto!!!"
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steccanella
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Re: 28 ottobre 1977: Caballè e Pavarotti debuttano in Turandot

Messaggio da steccanella » 30 ott 2020 11:28

Tebaldiano ha scritto:
30 ott 2020 01:56
Bisogna sempre ascoltare senza pregiudizi, anche se questi possono avere motivazioni solide. Tra l’altro una delle regole che si ritengono quasi sempre valide riguardo alle voci è che queste, quando inizia il declino, debbano sempre e solo declinare progressivamente.
Invece il canto non è una scienza esatta e qualche volta riserva sorprese.
L’ascolto della mediocre edizione EMI e della non più che discreta edizione dal vivo del 1977 (storica per i due debutti, ma non storica per quanto si ascolta) mi faceva partire non tanto ben disposto ad ascoltare l’edizione del 1981 di cui esiste anche un video di qualità sonora buona e di immagini sfocate ma quantomeno accettabili. Tanto più che erano già iniziati gli anni 80 e in quegli anni di buono della Caballé ricordavo solo alcuni concerti e una Salome, effettivamente ancora notevoli.
Invece quell’edizione rappresenta un piccolo miracolo, anche vocale, ed è forse il maggior risultato raggiunto dalla Caballé in quei ruoli sulla carta non suoi ma che volle comunque cantare.
Mi viene da pensare che una parte non indifferente del merito spetti alla direzione di Ozawa e anche a quante altre dive abbiano dato il loro massimo quando sul podio c’erano i grandi della bacchetta anziché direttori mariti, battisolfa, mediocri o accondiscendenti.
Nel finale proponi un tema molto interessante e da sempre oggetto di dibattito tra i melomani più "belcantisti" alcuni dei quali ritengono che il direttore debba limitarsi ad accompagnare i virtuosisimi vocali della/o specialista.
I casi di Sutherland e Caballé in Turandot paiono confermare la tua tesi, Metha nel primo caso e Ozawa nel secondo seppero easltare al meglio due soprani sicuramente fuori dal loro repertorio d'elezione e proprio in Turandot anche Karajan (come fece in Tosca, ma in quel caso l'operazione riuscì meglio) saprà avvolgere nel disco DG la ancor più delicata voce di Katia Ricciarelli in climi orchestrali paradisiaci e ancora oggi quella edizione, potrà piacere o meno, questione di gusti, ma rimane una versione interessante e diversa da quelle rituali con la protagonista tutta voce che alla lunga un filo ammorba (e lo dico da fan della Ghena). Quelo stesso "diapason" di Mirela Freni, tecnicamente in grado di cantare tutto da padreterena anche se diretta da me, è fuor di dubbio che debba tantissimo alle storiche direzioni di Abbado, Karajan, Muti, Kleiber, Sinopoli, Gavazzeni e lo stesso Ozawa se le sue esecuzioni di Amelia, Elisabetta, Mimì,Ciò Ciò San, Elvira, Norina, Desdemona, Tatiana, Fedora ecc sono state "storiche" e non solo ben cantate. E così pure quella Aida in disco della Caballé con Muti è certamente più preziosa di altre sue Aide live che girano tra gli appassionati, ma vale anche per i maschietti, da Di Stefano a Domingo, da Carreras a Pavarotti e da Corelli e Bergonzi tra i tenori più celebri, fino all'odierno Kauffman che certamente rende di più se ispirato da bacchette di livello, o se si pensa a certi capolavori scaligeri di Cappuccilli negli anni '70 che sono certo non avrebbe realizzato quel Macbeth o quel Simone senza Abbado e la stessa celeberrima Forza del bicentenario (78) se è vero che sfoggiava un cast leggendario, è anche vero che Patanè fu letterlalmente spaziale nel far decollare il tutto. Però il Tuo ragionamento potrebbe non valere per tutto il repertorio. Verdi, Puccini, Wagner, Mozart, il verismo ecc ovviamente si, ma per certe opere di Rossini e soprattutto di Donizetti e Bellini (per Norma farei un discorso diverso), quelle magari musicalmente meno ispirate e costruite sulle caratteristiche vocali della primadonna ingaggiata ai tempi dal teatro commissionante per la Prima, potrebbe non valere. Obiettivamente in Parisina d'este o Beatrice di tenda (due esempi a caso), Caballé e Sutherland fecero faville indioendentemente da chi le diresse e sono certo che la Queler senza la Caballè (e anche Bonynge senza la consorte) non andava da nessuna parte mentre viceversa sarebbe cambiato poco. Joan Sutherland poi scelse deliberatamente di farsi sempre accompagnare dal marito, con ciò evidenziando appunto che era lei a siglare l'esecuzione, e pare che questo facesse anche la Horne e si tratta forse delle due belcantiste più importanti del dopoguerra. Anche la Callas di base, parliamoci chiaro, dirigeva lei (anche perchè il direttore quasi non lo vedeva, essendo miope) e la riprova l'abbiamo con il citato Patanè che, gigantesco nella Forza del 78, ben poco potè fare nella Bolena di 4 anni dopo con una Caballé del tutto impreparata e una Obratsowa (che tanto aveva impressonato nel Don carlo di Abbado) palesemente fuori parte. Soprani belcantisti più atuali (si fa per dire) come Anderson, Devia, Serra, Gruberova, Dessay ecc solitamente arrivano, fanno la loro bella esibizione che scatena visibilio e se ne vanno senza quasi guardare il direttore, e di contro quando Muti si piccò di fare alla Scala Capuleti e Donna del lago riuscì a rendere noioserrime fuoriclasse come Anderson, Dupuy, Cuberli ecc ecc e in una Norma di Vienna (o Londra non ricordo) impose la tonalità scritta a Caballé e Bumbry e ne venne fuori un'esecuzione mediocre, per non parlare del tema del rifiuto alle variazioni sui da capo e sugli acuti non scritti che se vanno benissimo per Trovatore non così sarebbe per Lucrezia o Sonnambula. Ciò posto, è fuor di dubbio che un primo Verdi diretto da un battisolfa raffreddi il livello della serata anche se in scena c'è un fenomeno vocale, mentre se diretto da Muti o Gavazzeni o Levine (o da chi ama il giovane Verdi) può risultare fantastico. Tornando alla Caballé, ti dico che ben vengano i Perlea, i Guadagno e le Queler se con loro fece quelle memorabili Lucrezia, Straniera e Parisina, ma meno male che quando affrontò il ben più complesso musicalmente Requem verdiano lo fece con calibri quali Metha, Karajan, Muti, Abbado, Barbirolli ecc e infine Ti lascio un questito finale sul tema. Quel memorabile Elisir di Firenze del 67 avrebbe sfoggiato quella coppia di innamorati in stato di grazia assoluta (Scotto/Bergonzi) anche se al posto di Gavazzeni ci fosse stato il (ben più modesto) direttore del precedente Pirata con la Montse o no? Io non credo e prioprio la Scotto è una che ha dinostrato che con i grandi maestri sapeva fare faville, e che senza i quali era pur sempre brava ma meno straordinaria. Lascio a voi di continuare il dibattito.
Elfo Catalano

albertoemme
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Re: 28 ottobre 1977: Caballè e Pavarotti debuttano in Turandot

Messaggio da albertoemme » 31 ott 2020 16:18

Nell’opera uno più uno spesso non fa due. Il ruolo di un direttore (sia esso carismatico o portato alla marchetta) sulla riuscita di un’interpretazione di una fuoriclasse è variabile. Soerando di restare in tema ricordo una Butterfly tarda della Kabaivanska. Si era a Marsiglia e lei aveva invitato un mio amico con facoltà di subdelega per il secondo biglietto (che toccò a me). All’uscita dai camerini il
Soprano (immaginatevela con un attillatissimo Armani da sbucciare e un’agile borsa Kelly) era infuriata con il direttore (H.Lewis già marito della Horne) che l’aveva sempre coperta (...quel cretino!) e le aveva rovinato uno dei suoi leggendari crescendi pucciniani (il
La di Ei torna e m’ama). Circa la Turandot della Caballe’ -che nell’edizione EMI citata aveva un efficace Lombard come direttore- non so se, nel quarto d’ora di canto effettivo della principessa, fosse riuscito a metterlo in riga più di quanto fece la Raina con Lewis. Quando ascoltai la direzione di Lombard all’Arena era completamente diversa e qualche dubbio su come fossero andate le cose in sala d’incisione è sempre rimasto anche a me.-

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